Notule

 

 

(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)

 

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 11 aprile 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: BREVI INFORMAZIONI]

 

Scoperto un interruttore astrocitico della fame attivato dai taniciti sensori del glucosio. Una scoperta completa in modo inaspettato un meccanismo della sazietà che la neurofisiologia classica considerava gestito esclusivamente da neuroni. Nel controllo ipotalamico dell’alimentazione, l’innalzamento di livello del glucosio dopo un pasto viene rilevato dai taniciti, che lo metabolizzano rilasciando lattato, che si lega ai recettori HCAR1 degli astrociti, attivandoli: gli astrociti attivati rilasciano glutammato, che si lega ai recettori dei neuroni POMC ipotalamici della sazietà. Questo ruolo degli astrociti completa la conoscenza di un meccanismo noto da oltre mezzo secolo. In altri termini, i neuroni ipotalamici un tempo ritenuti sensori di glucosio ed effettori dello stato in cui l’animale smette di mangiare e rifiuta cibo, hanno bisogno dei taniciti come sensori e degli astrociti quali attivatori.

Sergio Lopez, il primo autore dello studio, è in realtà uno studente di dottorato che ha per mentori i due direttori di ricerca della University of Maryland (USA) e della University of Conception (Cile), che collaborano da circa dieci anni a questo progetto di ricerca.

È importante questa scoperta, anche perché riporta all’attenzione un meccanismo che oggi si tende a trascurare, attribuendo le sorti della regolazione dell’equilibrio energetico, quasi esclusivamente, per il breve termine alla grelina come ormone della fame e alla CCK come ormone della sazietà, e per il lungo termine a leptina e insulina. Gli astrociti continuano a rubare la scena ai neuroni e la ricerca sulla glia sta completamente cambiando la visione tradizionale delle basi cellulari della neurofisiologia. [Cfr. Lopez S. et al., Tanicyte-derived lactate activates astrocytic HCAR1 to modulate glutamatergic signaling and POMC neuron excitability. PNAS USA, April 6, 2026].

 

Le donne rispondono a chemosegnali di altre donne mediante vari circuiti cerebrali. Susanne Nehls et al. hanno rilevato nella nostra specie la capacità del cervello femminile di altre specie di rispondere ai chemosegnali circa lo stato riproduttivo di altre femmine. Lo studio ha indagato gli effetti di questi segnali sull’interazione sociale fra donne.

Il cervello delle donne risponde in maniera selettiva, secondo lo stato riproduttivo sia della donna ricevente sia di quella inviante il segnale. I segnali ovulatori, segnalanti la potenziale fertilità, impegnano circuiti neuronici attivi nella valutazione sociale, nella vigilanza e nella valutazione esecutiva, mentre i chemosegnali di gravidanza elicitano comparativamente una riduzione delle risposte. Le misure comportamentali della distanza interpersonale sembrano riflettere questi pattern.

I risultati dello studio indicano che i segnali chemosensoriali influenzano la cognizione sociale delle donne e forniscono indicazioni su come lo stato riproduttivo possa agire sottosoglia sull’atteggiamento e sul comportamento umano. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2528625123, April 8, 2026].

 

I nuovi neuroni nati nel giro dentato dell’ippocampo sopravvivono grazie agli astrociti. Delle tre sedi di neurogenesi nel cervello adulto (bulbo olfattivo, parete ventricolare e giro dentato), il giro dentato dell’ippocampo ha la massima importanza nel fornire cellule nervose neonate a supporto della memoria di funzionamento (working memory) e di tutte le altre attività cognitive correnti, ma è noto che la sopravvivenza di questi nuovi neuroni è vincolata al loro impiego funzionale. L’attività esplorativa dell’ambiente da parte di un animale mantiene in vita le nuove cellule cerebrali.

Un nuovo studio, condotto da Xinxing Wang e colleghi, ha individuato una via metabolica astrociti-neuroni neonati a supporto della sopravvivenza di questi ultimi. Durante l’attività esplorativa, gli astrociti rapidamente metabolizzano il glucosio, producendo lattato: il trasporto del lattato astrocitico alle cellule neonate si è rivelato essenziale per la loro sopravvivenza. [Cfr. Neuron – AOP doi: doi.org/10.1016/j.neuron.2026.03.021, 2026].

 

La paura della madre gravida può causare alterazioni misurabili dello sviluppo del feto. Riuscire a verificare il danno che la paura o la reazione da stress di una madre in gravidanza può causare al prodotto del concepimento è un’impresa ardua per numerose ragioni, che non consentono di discriminare e isolare con certezza gli effetti diretti. Rong Fu e colleghi, in un nuovo studio, osservano che l’incidente nucleare di Fukushima ha fornito loro un’occasione unica per affrontare questa impresa: l’esposizione fisica alle radiazioni è stata geograficamente delimitata e ben documentata, mentre la paura delle radiazioni era estesa a tutto il Giappone. Questa distinzione fra donne gravide ansiose esposte e non esposte a radiazioni ha consentito di distinguere gli effetti esclusivi dell’ansia materna sullo sviluppo del feto.

L’indagine è stata condotta su 1.100.000 nati dal 2011 a oggi. I risultati dello studio indicano che le minacce invisibili generano un impatto intergenerazionale misurabile sulla salute attraverso l’attivazione delle vie cerebrali dello stress psicologico nella madre. Gli effetti negativi dello stress materno sul feto sono risultati concentrati sulle madri in condizioni socio-economiche svantaggiate e ansiose durante il primo trimestre di gravidanza, con le conseguenze più gravi sui neonati di basso peso alla nascita e vulnerabili per altre ragioni. [Cfr. Rong Fu et al. Journal of Health Economics AOP - doi: 10.1016/j.jhealeco.2026.103125, 2026].

 

L’ottimismo, distinto dall’alto tono dell’umore, sembra proteggere dalla demenza. L’ottimismo, inteso come lo stato mentale di attesa fiduciosa di eventi positivi, è un tratto psico-cognitivo in massima parte appreso e, dunque, lo studio della sua influenza sullo stato di salute del cervello è quanto mai interessante. Uno studio della durata di 14 anni su 9071 partecipanti all’Health and Retirement Study (HRS) in buona salute cognitiva, con età media di 74 anni, ha dimostrato che per ogni unità di deviazione standard di incremento dell’ottimismo si aveva un 15% di probabilità in meno di sviluppare demenza. [Cfr. Sade Stenlund et al., Journal of the American Geriatrics Society – AOP doi: 10.1111/jgs.70392, 2026].

 

Risolto un enigma legato all’intelligenza del polpo: come fa il maschio a trovare l’ovidotto della femmina? L’intelligenza del polpo è una nozione del patrimonio storico della conoscenza umana; Omero lo includeva tra gli animali dotati di metis, ossia di una speciale abilità di astuzia, e nell’antichità le sue prestazioni cognitive erano ritenute superiori a quelle della seppia e accostabili a quelle proverbiali della volpe. Oggi la conoscenza neuroscientifica ci ha consentito di smitizzare e spiegare molti comportamenti di questo mollusco cefalopodo, ma una particolare prestazione associata al rapporto sessuale era rimasta finora inspiegabile: come fa il tentacolo specializzato nella deposizione dello sperma a trovare il punto esatto dov’è l’ovidotto?

Questa precisione non era evidentemente diretta dalla vista sulla base di una conoscenza esplicita del suo cervello e, dunque, rimaneva un mistero. Un nuovo studio, condotto da Pablo S. Villar e colleghi, ha scoperto che il tentacolo riproduttivo è dotato di sensori in grado di rilevare un ormone sessuale della femmina che segnala l’orificio dell’ovidotto: un automatismo legato alla rilevazione fa il resto. [Cfr. Science – AOP – doi: 10-1126/science.aec9652, 2026].

 

Nuova scoperta sull’ornitorinco che potrebbe avere influenza su alcuni studi neuroscientifici. L’ornitorinco (Ornithorhyncus anatinus), che conosciamo fin dalle scuole elementari come l’animale più strano al mondo, con un largo becco piatto a cui deve il nome (dal greco “muso d’uccello”), vero enigma dell’evoluzione, è un mammifero oviparo semi-acquatico, che compone con le quattro specie di echidna l’Ordine dei Monotremi. Nel 2020 è stata scoperta la biofluorescenza della pelliccia di ornitorinco: il pelo bruno assorbe la luce ultravioletta (UV) emettendo una luminescenza verde-blu.

Ora, Jessica L. Dobson e colleghi hanno scoperto un’altra caratteristica che accomuna questo mammifero agli uccelli: l’ornitorinco ha melanosomi cavi di forma sferica. I melanosomi vuoti sono presenti solo negli uccelli, dove hanno forma di bastoncelli cavi o piastrine cave, che consentono lo sviluppo dei colori iridescenti e brillanti di molte specie aviarie; i melanosomi sferici cavi degli ornitorinchi, invece, producono solo la colorazione bruna. In nessuna specie di mammiferi, di un dataset di 126 specie appartenenti a 103 generi includenti i monotremi, sono stati rilevati melanosomi vuoti al loro interno come nel monotremo australiano.

La melanina non ha solo la capacità di assorbire la radiazione elettromagnetica, ma anche di ritenerla per fornire energia alle cellule, fra cui vi sono i neuroni cerebrali. Circa tre anni fa, Stacie Z. Berg e Jonathan Berg hanno ipotizzato che la perdita dei melanosomi in malattie quali Alzheimer, Parkinson e neurodegenerazione a Corpi di Lewy causi una diminuzione delle difese immunitarie necessarie a contrastare la patogenesi di queste malattie neurodegenerative. [Cfr. Dobson J. L., Biology Letters – AOP doi: 10.1098/rsbl.2025.0721, 2026].

 

La biologia degli eventi climatici estremi aiuta a comprendere differenze fra uccelli della stessa specie. Un nuovo studio dell’Università di Oxford, basato su decadi di dati raccolti su 80.000 cinciallegre, ha rivelato che le condizioni meteorologiche estreme possono plasmare il destino dei nuovi nati. Le ondate di freddo subito dopo la schiusa delle uova e le piogge incessanti in fasi successive dello sviluppo restringono la massa corporea della nidiata, riducendo le probabilità di sopravvivenza. Al contrario, i periodi caratterizzati da caldo moderato possono efficacemente aiutare la crescita degli uccellini, aumentando l’attività degli insetti e le opportunità alimentari. Gli uccelli che si accoppiano più precocemente nella stagione sono maggiormente protetti dagli shocks atmosferici.

Questa nuova acquisizione può aiutare a comprendere alcune differenze comportamentali fra membri della stessa specie di uccelli, per cause fino ad oggi ignorate. [Cfr. Global Change Biology 32 (3) – AOP doi: 10.1111/gcb.70794, 2026].

 

È vivo Jonathan, l’animale più vecchio del mondo: smentita la notizia della sua morte. Il primo di aprile si era diffusa la notizia falsa della morte di Jonathan, il maschio di tartaruga di 193 anni che vive nell’isola di Sant’Elena dell’arcipelago delle Seychelles, notizia da alcune fonti ancora confermata e, pertanto, da smentire in modo conclusivo. Questo gigante gentile appartenente alla classe dei rettili, nato nel 1832 e riconosciuto dal Guinnes World Records come l’animale vivente più anziano del nostro pianeta, ha ricevuto circa due milioni di messaggi di cordoglio da tutto il mondo e, dunque, l’Associated Press di Sant’Elena ha deciso di diffondere un video di smentita della morte, che mostra Jonathan sull’elegante prato della sua dimora, cioè Plantation House, residenza del Governatore, mentre riceve una carota e altro cibo. Nel video si sente la voce di uno speaker che, fra l’altro, dice: “It is very much alive!” [Fonti: Associated Press & BM&L-International, April 2026].

 

Come evitare errori nell’interpretazione evoluzionistica dei fenomeni biologici (neurobiologici). Un incontro della nostra società scientifica sul tema “Logica delle interpretazioni evoluzionistiche dei fenomeni biologici”, con particolare interesse per i fenomeni neurobiologici, ha affrontato il problema dei frequenti errori interpretativi, venendo a capo della ragione principale.

Per evitare questi errori la regola d’oro può essere così enunciata: quando difettano i dati informativi è bene non applicare al fenomeno complessivo principi darwiniani elementari.

Il problema è dato dal fatto che, nella riflessione poco più che semplicemente descrittiva di realtà biologiche, si impiegano ordinariamente criteri evoluzionistici che, per plausibilità e mancanza di possibilità di smentita, sembrano restituire una lettura corretta: si tratta già di interpretazioni, in genere coerenti, verosimili e plausibili, ma niente di più. Accade, invece, che molti considerino di fatto tale tipo di lettura come una spiegazione evoluzionistica di fenomeni biologici e, quando si rilevano o si scoprono dati in contrasto, sono sorpresi come se fosse stata confutata una delle tesi di Darwin, mentre in realtà si è in presenza di una loro cattiva applicazione.

Un esempio proposto all’incontro è la recente discussione sulla differenza evolutiva tra Uccelli e Mammiferi. Nell’ontogenesi il sistema nervoso e la pelle con tutti i suoi annessi sono legati in quanto derivano entrambi dall’ectoderma – il foglietto embrionario esterno – e, dunque, è plausibile che una linea evolutiva possa aver privilegiato uno dei due derivati a discapito dell’altro. Nei mammiferi le pressioni selettive sul comportamento, nella competizione sul terreno con altre specie animali, può aver favorito lo sviluppo del sistema nervoso; negli uccelli, mancando quel tipo di competizione diretta, il problema principale – e quindi la maggiore spinta selettiva – riguardava l’attrazione per l’accoppiamento.

Le molecole che formano i melanosomi sono presenti nel cervello dei mammiferi, e dell’uomo in particolare, con funzioni varie e di grande importanza, mentre i melanosomi cutanei sono semplici corpi cromofori associati all’apparato di Golgi – a sezione ellittica tranne che nei rossi di capelli in cui la sezione è circolare – che vengono poi rilasciati ed entrano nelle unità melanoforiche. Al contrario, negli uccelli i melanosomi sono cavi e assumono forme particolari: la cavità interna, la morfologia bastoncellare e la varietà dei composti cromatici è la ragione della saturazione, dell’intensità, della molteplicità delle tinte, spesso brillanti e sorprendenti, del piumaggio di molte specie aviarie.

Il ragionamento è semplice: le pressioni selettive negli uccelli hanno privilegiato l’apparenza esteriore, nei mammiferi la sostanza dell’intelligenza. Ma si tratta anche di un’ipersemplificazione che si è rivelata sbagliata. Proprio seguendo questa interpretazione, molti biologi hanno resistito ad accettare le prove dell’intelligenza aviaria. La convinzione ha agito come un pregiudizio, che è venuto a cadere solo dopo decenni di dimostrazioni sperimentali: molti uccelli sono capaci di processi cognitivi basati su memoria e computazione, a volte con risultati superiori a quelli di piccoli mammiferi, pur non avendo strutture paragonabili alla corteccia cerebrale dei mammiferi.

Come è stato possibile che un sistema nervoso centrale sviluppato sul “progetto schematico” di quello dei rettili possa aver prodotto prestazioni di quel livello?

La domanda è rimasta senza una risposta adeguata in chiave evoluzionistica fino a tempi molto recenti, quando una scoperta (da noi pubblicata in queste notule) sui resti fossili di un antenato delle moderne specie aviarie, ha chiarito che quella specie progenitrice, pur potendo volare, aveva vissuto per millenni al suolo, in competizione con numerose specie animali, mammiferi inclusi. Un’ipotesi molto verosimile, fondata sul dato della competizione al suolo dei progenitori degli uccelli, che ignoravamo fino a poco tempo fa.

Concludiamo ricordando il suggerimento di prudenza proposto in apertura: quando mancano dati informativi è bene astenersi dall’applicazione superficiale dei principi darwiniani elementari per interpretare un fenomeno. [BM&L-Italia, aprile 2026].

 

Notule

BM&L-11 aprile 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

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